Lo so è un po' vecchiotta ma l'ho trovata molto interessante, fa riflettere in un certo senso:
Rachel e Nikki perdute a 13 anni
Droghe, alcool, sesso precoce, riti adolescenziali. In Thirteen, il film-scandalo americano dell'anno, debutta una strana, straordinaria coppia di attrici. Sono Nikki Reed e Rachel Wood. Qui raccontano come hanno trasformato la loro adolescenza trasgressiva in un film.
Una cosa è la ribellione, un'altra è percorrere le tappe di una vera e propria caduta negli inferi. È quanto narra, con precisione straordinaria e crudo realismo, il film Thirteen (tredici, nel senso di anni), storia di due ragazzine per bene che si ficcano nei pasticci. Le protagoniste sono d'eccezione, Nikki Reed e Evan Rachel Wood, entrambe 15enni. La Reed, al debutto come attrice, ha anche scritto la sceneggiatura insieme alla regista Catherine Hardwicke (Nikki aveva 13 anni quando buttò giù il copione, basandosi sulle sue esperienze di vita). La Wood invece, nonostante l'età giovanissima, è una veterana con tanti film e serie tv all'attivo: lo scorso anno s'era distinta nel ruolo della figlia di Al Pacino in Simone. Insieme, prendono parte a uno sconvolgente, spericolato viaggio tra droghe, alcool e sesso precoce, riti di passaggio affrontati dalle loro menti, troppo suggestionabili, tra pressioni di gruppo, e attacchi ormonali. Nel film la Reed interpreta Evie, la ragazza più popolare della sua scuola a Los Angeles. È irresistibile in tutto: come si veste, come si muove. Ha il piercing sulla lingua. Un vero ciclone. La Wood interpreta la più mansueta Tracy: brava, timida, un po' complessata, finisce per subire la devastante influenza di Evie, fino a vivere una specie di incubo a occhi aperti, in un vortice di paura e piacere, dissolutezza e miseria. Un tragitto autodistruttivo nel quale trascina non solo la madre (interpretata da Holly Hunter) ma chiunque venga a contatto con lei e con il suo caos fisico e affettivo. Nikki e Rachel: così giovani e mature, belle, intelligenti, colte. Sperano che i ragazzini della loro età vadano a vedere il film e si pongano domande sulle dinamiche di gruppo, le pressioni, i segreti, i pericoli che devono affrontare in un mondo che cambia rapidamente. "Ce l'abbiamo messa tutta per raccontare questa storia senza dar l'idea di moraleggiare, impartire lezioncine", dice Nikki Reed, bruna, occhi verdi scuri intensissimi. "E senza scadere nel sentimentalismo alla Gioventù bruciata". La Reed è stata incoraggiata dalla stessa regista a scrivere il copione: la Hardwicke, vecchia amica del padre di Nikki, aveva seguito la sua difficile, precoce adolescenza, passo per passo. Così per la Reed, nel lavorare a questo progetto, la linea tra realtà e finzione è stata molto sottile. "Vorrei poter dire che il processo cinematografico è stato per me terapeutico, che mi ha guarita. Ma non è così", dice con candore disarmante. "Il film è molto importante per me, molto personale e ne vado fiera. Ma ho vissuto esperienze molto dolorose, che restano dentro di me come una macchia nera, non se ne vanno neanche con la candeggina della catarsi del dramma, dicono a Hollywood". La Reed era come Evie? "No, io ero come Tracy. Ma nel mio caso ci sono state tante Evie, e come Tracy anch'io ero una brava studentessa, felice, tranquilla. Andavo anche d'accordo con mia madre. Poi, intorno agli 11/12 anni, sono esplosi i problemi tra noi due, mia madre e io, intendo. Ho cominciato a uscire con ragazzi più grandi di me, dei tremendi manipolatori. Mi sono sentita in dovere di fare cose al di là dei miei mezzi. Ho preso droghe. In più, mettici le tempeste ormonali che non ti fanno capire niente e l'obbligo di far finta di sapere cosa stai facendo, quando non ne hai la minima idea. Un disastro". La Wood, conosciuta anche per la serie tv Once and Again, ha un modo diverso di rapportarsi alla storia: "La mia vita a 13 anni non è mai stata così estrema come quella di Tracy, il mio personaggio, ma senza dubbio ho conosciuto ragazze come Tracy ed Evie, a scuola e fuori, e ho sempre evitato di frequentarle. Erano ovunque, alle lezioni di danza o karate, e sapevo che i loro genitori non avevano idea di chi fossero le figlie: erano convinti fossero degli angeli. È per questo che ho voluto fare il film, per svegliare la coscienza di certi genitori e far loro aprire gli occhi per vedere cosa veramente succede nella vita delle loro figlie. Quanto ci mettono a registrare le alterazioni radicali nel loro comportamento?". Nel film, infatti, la madre di Tracy capisce molto tardivamente che c'è qualcosa che non va con la figlia, e che lei potrebbe aver già superato il punto di non ritorno. E il confronto tra le due, nel film, finisce per essere esplosivo. Ma si può evitare che i 13enni passino per questa fase comportamentale così volatile? "È una fase che ha a che fare con l'aspetto biologico e sociale dell'essere umano", risponde la Wood senza batter ciglio, parlando come se stesse discutendo una tesi di laurea. "C'è un bisogno fisiologico di allontanarsi e staccarsi dal nucleo familiare: è necessario, naturale per noi adolescenti diventare parte di qualcos'altro. Oggi, la grande differenza rispetto al passato è che il mondo va molto velocemente e le famiglie sono molto più frammentate, almeno qui in America. I ragazzini passano troppo tempo da soli, e hanno facile accesso alle droghe, all'alcool. A 12 anni fanno cose che una volta, per quanto ho capito della nostra storia, nemmeno a 20 anni si osava fare. Io sono stata fortunata ad avere una passione come quella per la recitazione, che mi ha tenuta sempre dentro i binari della coscienza: la passione, l'ambizione, l'essere occupati aiutano a non fare follie". Aggiunge Nikki Reed: "Secondo me una dinamica che il film cattura perfettamente è l'intensità dell'amicizia tra ragazze. Trovare una nuova amica è come innamorarsi, è quasi una febbre, un virus. Evie e Tracy si influenzano, si reggono la battuta, ma sono immature, arrabbiate, confuse: non sanno come nutrire questa loro amicizia". Continua la Reed: "Anche a livello fisico, Evie ha la disinvoltura di una ragazza di 18 anni, non di 13. Sa perfettamente come, quando minare la vulnerabile psiche di Tracy. Non fa altro che accennare, magari en passant, al fatto che l'amica sia immatura. Si comporta da leader: provoca, tocca con astuzia diabolica i nervi delle debolezze altrui". Cresciuta a Los Angeles (dove tuttora le due ragazze vivono), la Reed è uscita dalla sua crisi autodistruttiva grazie a un'impennata di orgoglio e all'amicizia con la Hardwicke (un tempo brevemente legata al padre della Reed), che nonostante abbia 48 anni lei considera come un'amica. "Catherine mi ha spinta a scrivere, riflettere sulla mia storia, e questo mi ha ridato una sferzata di realtà". La droga instupidisce, avverte la Reed. "Soprattutto sostanze come l'ecstasy o l'eroina free-base rallentano tutto. Ti danno un formicolio su tutto il corpo: è bello, ma dura 20 secondi. Poi vuoi di più, di più, diventi un demente senza nemmeno accorgertene". "Mi sono sempre odiata in quel periodo", confessa la Reed, "ciò nonostante mi sentivo parte di qualcosa di più grande. La rabbia la rivolgevo tutta contro mia madre, poveretta". Incapace di relazionarsi coi genitori, la Reed ha trovato nella Hardwicke, nota scenografa a Hollywood prima di diventare regista, una figura adulta con cui parlare. "Catherine mi ha aiutata moltissimo a confrontarmi con me stessa, mi ha incoraggiata a dedicarmi ad attività positive, come il balletto o la recitazione". Nikki ora è tornata a scuola, va a cavallo e ha recuperato un buon rapporto con la madre. Non si pronuncia sul cinema e il suo futuro. "Penso a finire il liceo, quindi mi iscriverò all'università e studierò letteratura. Poi vedremo". La Wood, nata a Raleigh, North Carolina, lavora senza sosta. È apparsa nella serie tv The West Wing e ha da poco finito le riprese del thriller western di Ron Howard The Missing (con Tommy Lee Jones e Cate Blanchett). Poi la vedremo in The Heart of Summer e The Upside of Anger. Sono diventate molto amiche, lei e la Reed. "Recito da quando sono bambina", conclude la Wood. "Il set è diventato la mia seconda casa. La presenza di Nikki mi aiuta a uscire di più nella realtà, nel mondo di tutti i giorni. Io le dò calma e solidità, lei mi dà amicizia vera e profondità".
Siamo solo semplici gocce di pioggia:
...cadiamo dal cielo per poi finire sotto terra...
